Intervista esclusiva a Danilo Serra, autore del libro La follia di Gesù

(ASI) Intervista esclusiva di Agenzia Stampa Italia a Danilo Serra, Giornalista, collaboratore della casa editrice LFA Publisher e collaboratore giornalistico per diverse testate nazionali. Laureato in Filosofia e Scienze Filosofiche presso l’Università degli Studi di Palermo è autore di otto libri, tra cui, Non ho tempo: la grande menzogna (2014), la banalità che uccide (2015), che cosa significa pensare in Heidegger (2016), La meraviglia è quando tremi. Per un’etica della bellezza (2016).Al centro dei suoi interessi scientifici c’è la figura e il pensiero di Martin Heidegger

Il libro La follia di Gesù della casa editrice LFA Publisher è diviso in 8 capitoli, l’autore Danilo Serra attraverso l’opera vuole far emergere la figura di un uomo particolare, Gesù «nato al tempo del re Erode», il folle antisistema che, con le sue parole e le sue azioni, scandalizza la morale dell’epoca, mettendo in discussione la tradizione. Egli propone un originale modello di vita fondato sulla fede nel paradisiaco «regno dei cieli». Si dichiara pubblicamente Figlio di Dio - quel Messia tanto atteso ed invocato dagli ebrei, il Re d’Israele inviato da Dio per realizzare il proprio regno.

Scrivere di Gesù non è sicuramente cosa semplice soprattutto non è facile raccontare con originalità le vicende del Nazareno senza scadere nel banale e nelle previsioni del già detto. Come nasce l’idea di raccontare attraverso questo libro, la figura di Gesù ? e la sua follia descritta da Lei come “la capacità di vedere ciò che gli altri non vedono” e che permette a Gesù di mettere in discussione un forte sistema tradizionale?

Sì, diciamo che mi rendo conto che scrivere l’ennesimo libro su Gesù può risultare anche poco originale, ma effettivamente penso che in questo momento soprattutto sia importante sia importante riprendere certe vicende certe vicissitudini che hanno interessato l’esperienza di vita e l’esperienza di pensiero di Gesù, attraverso quello che i vangeli ci dicono e ci raccontano. Il grande mio obiettivo, scrivendo questo libro è stato proprio quello di riprendere le riflessioni che ha lanciato Gesù e che sono presenti nei Vangeli e rivederli, ristudiarli, reinterpretarli, soprattutto in un epoca come la nostra che è un’epoca dove purtroppo non siamo più in grado di riflettere veramente, non siamo più in grado di riflettere in maniera autentica, e di imbatterci verso il mondo della riflessione, e così dunque ho pensato che scrivere su Gesù potesse essere veramente interessante. Scrivere un testo su una tematica forte, che è la tematica della follia, la follia di Gesù. Come hai detto tu prima la follia di Gesù per me è proprio questa capacità che ha Gesù nel vedere ciò che gli altri non vedono e scrivendo della follia di Gesù mi sono rifatto ad un termine greco, il termine pasco, pascere, che è un termine dal quale deriva anche la parola pazzo, ed è un termine che possiamo tradurre proprio con vedere ciò che gli altri non vedono, cioè pasco per i greci era proprio questo, il verbo che indica vedere “l’invisibile”, e Gesù è folle è pazzo proprio per questo perché parla del Regno dei cieli, cioè parla di un mondo che non si tocca e non si vede, e quindi per la morale del tempo e per la società dell’epoca è sicuramente un pazzo in questo senso è un folle, uno che parla e si esprime in maniera folle proprio perché non ha a che fare con la concretezza diciamo così del tempo e della Terra ma si affida a un mondo, si affida al Regno di Dio e al Regno dei Cieli, al Paradiso, che è un regno che possiamo dire banalmente non è concreto non si tocca non si vede, quindi folle anche per questo motivo.

È una follia quella descritta nel libro, che vince le inibizioni e crea scandalo perché costringe a discostarsi dal terreno dell’ovvietà, guardando e pensando il mondo da una nuova prospettiva. Tutto questo preoccupa e infastidisce i poteri forti della comunità ebraica, tant’è che essi si organizzano per catturarlo al fine di sedare e ammutolire la sua follia. Come viene interpretata da Lei questa azione umana nei confronti del Figlio di Dio? che come vedremo poi darà la possibilità al popolo di scegliere chi liberare e chi condannare tra Gesù e Barabba?

Certo, la storia la conosciamo tutti, l’abbiamo studiata, l’abbiamo letta, l’abbiamo rivista in “tante salse”, ma è una storia che ancora adesso incuriosisce, ancora adesso desta interesse e attenzione. La follia di Gesù, questo andare appunto contro un sistema fideistico tradizionale, andare contro la tradizione dell’epoca, andare contro il sistema fideistico ebraico, Gesù infastidisce i poteri forti, i poteri ebraici, perché sostanzialmente parla al popolo, parla alla folla, si esprime attraverso parabole, si esprime attraverso preghiere e in un certo senso dona al popolo una morale, dona al popolo delle riflessioni che infastidiscono per questo la grande società ebraica e per questo questi poteri cercano in tutti i modi di sedare la sua follia e cercano proprio di reprimere Gesù che da fastidio proprio per questa nuova visione della vita, della religione, del mondo, del modo di vedere la vita stessa, e quindi è visto come la novità come il folle antisistema e come colui che schiaccia un sistema già collaudato, fa paura, la novità fa sempre paura, chi è originale che dice ciò che gli altri non dicono, chi vede ciò che gli altri non vedono, è sempre visto con poco riguardo, è sempre visto come un folle come un pazzo che sta fuori dai binari della retta societaria e allora deve essere colpito e condannato. Colpito e condannato per la sua follia, per questo suo modo di vedere un qualcosa che gli altri non vedono. Gesù quindi è folle perché diremo oggi è un’antisistema è uno di quelli che si scontra contro un sistema già ben definito già ben determinato, e per questo fa paura e per questo motivo, nel mio libro ne parlo molto, viene dunque catturato e poi sappiamo la fine che fa.

Quali sono le principali citazioni e fonti bibliografiche presenti nelle pagine del libro?

Sicuramente i quattro vangeli canonici, quindi sinottici e il Vangelo di Giovanni. Io ho voluto scrivere quest’opera che è sicuramente stata un lavoro molto complesso e non ti nego che ho sudato tanto.

Quanto tempo è stato necessario ?

Diciamo che non c’è un tempo ben preciso, però sono anni che studio i Vangeli e che mi occupo di questa tematica. Un lavoro sicuramente sudato, anche tormentato per certi aspetti ma un lavoro che si fonda a livello bibliografico proprio su i quattro Vangeli, c’è tanto riferimento ai Vangeli sinottici c’è un po’ meno riferimento al vangelo di Giovanni, che comunque è presente nel testo.

Per quanto riguarda gli altri riferimenti bibliografici sono dei riferimenti che toccano alcuni testi filosofici, ci sono autori come Foucault che si è dedicato alla storia della follia, o autori come Kierkegaard che ha scritto “la malattia per la morte”, un’opera assolutamente intensa e questi autori in un certo senso sono presenti nel mio lavoro. Tengo a sottolineare che non è essenzialmente un lavoro scientifico e nemmeno un lavoro esegetico ma è un testo che vuole in un certo senso non essere di nicchia ma provocare e colpire quanto più gente possibile anche perché è scritto con un linguaggio chiaro, semplice e diretto a qualsiasi tipo di pubblico e di lettore. Non è da questo punto di vista un testo di nicchia e mi piaceva sottolinearlo.

Nel libro, Lei non ha voluto prendere unicamente in considerazione il punto di vista della religione o della scienza. E’ andato oltre, rispettando la dignità della scienza e della religione, scrivendo dunque un’opera destinata ad un pubblico di grandi lettori. Si tratta davvero di un libro di tutti e per tutti? che non necessariamente deve avere una conoscenza approfondita dal punto di vista scientifico e religioso della figura di Gesù?

Si, esattamente questo è sostanzialmente una delle caratteristiche che voglio che sia sempre presente nelle mie scritture e nei miei testi. I miei libri affrontano delle tematiche delicate, come l’ultimo che affronta la follia di Gesù, tematiche forti, riflessioni importanti, però la grande scommessa è proprio quella di colpire più gente possibile, quella di essere più semplice e democratico possibile, perché credo che sia questo il vero obiettivo dell’intellettuale, il vero obiettivo di chi cerca di occuparsi di cultura e di scrittura e di provocare la gente e il pubblico dei lettori e degli ascoltatori verso una realtà come quella culturale che merita di essere ascoltata e merita di essere seguita.

Nel terzo capitolo si parla della Palestina al tempo di Gesù. Da Erode a Coponio. Un capitolo ampio che descrive molto bene anche attraverso delle mappe, il territorio palestinese nel corso del I secolo dopo Cristo. Il territorio Palestinese viene descritto come “caso storico” in cui religione e politica coabitano sotto il segno della tensione. Può descriverci appunto questo connubio tra Religione e Politica, dove da un lato c’è Roma che detiene il potere politico e fiscale e dall’altro c’è la forte e consolidata comunità ebraica, che pretende di agire liberamente nel nome di Dio?

Sì, in maniera generica possiamo dire che la Palestina nell’epoca di Gesù sappiamo essere un terreno assolutamente in tensione, in movimento in fibrillazione, anche perché banalmente la Palestina e Gerusalemme in particolare era un territorio guidato politicamente dai romani ma sostanzialmente il popolo ebreo era un popolo che appunto subiva questa dominazione romana, quindi c’è in Palestina questa doppia presenza: la presenza invasiva dei romani che potremmo chiamare conquistatori ovvero coloro che dominano sul territorio Palestinese e quindi sugli ebrei. Perché dunque caso storico? Sostanzialmente perché Romani ed Ebrei non convivevano in maniera pacifica, proprio perché c’era un rapporto di indifferenza e di forte tensione tra i romani da un lato e gli Ebrei dall’altro, gli Ebrei non si fidavano dei Romani e i Romani non si fidavano degli Ebrei.

Questo per una serie di motivazioni, in primo luogo per una questione culturale e religiosa, gli Ebrei si affidavano all’antico testamento, che per loro è di fatto il libro fondamentale dal punto di vista sociale, culturale e religioso, mentre i Romani erano pagani e quindi non comprendevano la necessità di affidarsi ad un unico Dio, e Pilato ad esempio era un legislatore non riusciva ad entrare nei meccanismi profondi del popolo ebraico proprio perché il popolo ebraico venerava una sola divinità e aveva dei riti particolari e Pilato e i Romani in generale non capivano questi meccanismi e perché bisognasse affidare la propria vita ad un unico Dio. Quindi ecco il caso storico, due realtà completamente diverse che si ritrovavano malvolentieri a convivere nello stesso territorio, da un lato i Romani dall’altro gli Ebrei, e numerose sono state anche le battaglie le guerriglie che si sono scatenate tra Romani ed Ebrei in quel territorio proprio per una questione di incomprensione, Ebrei e Romani non si capivano, non si comprendevano e non si volevano capire e non si volevano comprendere.

Il libro si concentra però su un’altra figura oltre a quella del Figlio di Dio. Infatti nel quinto capitolo si da ampio spazio a Giuda, uno dei dodici, soprannominato Iscariota. Sulla figura di Giuda, Lei pone molta attenzione, anche sul soprannome “Iscariota” e sull’episodio del bacio, ci può spiegare i motivi? Inoltre Giuda è davvero l’amico che tradisce, come scritto nel titolo del quinto capitolo?

Giuda, è un personaggio fondamentale per il mio libro, anche perché ho dedicato a lui un intero capitolo il titolo è “Giuda. L’amico che tradisce?” non a caso ho voluto mettere questo punto interrogativo, perché tradizionalmente sappiamo tutti, Giuda nei Vangeli viene visto come una figura negativa di questo discepolo e apostolo che tradisce Gesù e che si vende per quei famosi 30 sicli d'argento.

L’immagine che si ha di Giuda è dunque un’immagine negativa, poi la letteratura ha contribuito a rafforzare questa immagine negativa di Giuda, penso a Dante Alighieri che lo inserisce nell’inferno, insomma Giuda è sempre stato etichettato come il traditore per eccellenza come il simbolo del male e della negatività più estrema e assoluta.

Insieme a questa tradizione che vede Giuda come simbolo del male ho voluto inserire nel testo un’altra tradizione, un tipo di tradizione eretica per la Chiesa che è una tradizione che vede Giuda come un personaggio positivo come un personaggio non totalmente negativo ma positivo, dunque per dirla in altre parole, Giuda avrebbe tradito Gesù però questo tradimento faceva parte di un grande progetto architettato da Gesù stesso; cioè Gesù a chiesto a Giuda secondo questa tradizione, di tradirlo per uno scopo altro, ovvero tradirlo per salvarlo, cioè tradire per salvare, fare morire per fare vivere in un certo senso. Io ho voluto riprendere questa tradizione diversa, non è ovviamente la tradizione canonica, riprendendo soprattutto quello che è il Vangelo di Giuda che è stato ritrovato nel 1978 in Egitto, una scoperta abbastanza recente e in questo Vangelo di Giuda appare essere veramente una figura positiva, cioè Giuda risulterebbe essere l’amico di Gesù quello che conosce più degli altri discepoli, conosce più di tutti, i segreti di Gesù, perché Gesù si è rivelato a lui e perché Gesù ha dato a Giuda i punti essenziali del nuovo mondo, del mondo della salvezza, secondo questo testo Giuda risulterebbe tradire Gesù per uno scopo bene preciso, perché glielo ha detto Gesù e perché tradendo Gesù lo salva.

E’ una questione assolutamente complessa, complicata ma molto interessante perché porta a delle riflessioni portandoci a riflettere tanto sulla figura di Giuda al di là della veridicità al di là della risposta della domanda chi è Giuda? Forse non sapremo mai chi è stato veramente Giuda però è interessante cominciare a porci questa domanda cominciare a riflettere sul personaggio di Giuda e quindi in quel capitolo “Giuda. L’amico che tradisce?” ho voluto mettere insieme sia la tradizione canonica e quindi che vede Giuda come il traditore per eccellenza e dall’altro lato ho voluto mettere questa tradizione non canonica che risponde soprattutto a questo testo dove il personaggio Giuda viene visto sotto una lente d’ingrandimento assolutamente positiva, quindi c’è questa dialettica del positivo e del negativo che è presente in questo capitolo del libro. Ovviamente non si può rispondere alla domanda chi è Giuda? Non lo sapremo, non lo sapremo mai ma è interessante porsi la domanda, perché credo che sia importante, riprendendo Martin Heidegger credo che sia più importante domandare e non rispondere perché attraverso la domanda tu ti incammini, incominci a riflettere, a pensare a delle questioni che risultano essere interessanti che risultano essere fondamentali ed è per questo che il domandare diceva Heidegger è la pietas del pensiero, cioè è ciò che muove il pensiero stesso è ciò che ci fa pensare quindi più che rispondere sarebbe meglio domandare e interrogare.

Nel libro tra i ringraziamenti, Lei fa riferimento ad alcune persone che hanno contribuito alla realizzazione dell’opera, può dirci qualcosa in merito? Inoltre quali saranno gli eventi legati a questo libro?

Si, nel testo l’ultima pagina è dedicata ai ringraziamenti, alcune persone che hanno contribuito alla giusta realizzazione di questo testo, “La follia di Gesù”. Sono da un lato studiosi, professionisti del settore che si occupano di teologia di filosofia greca ed ebraica, sono persone valenti e amici soprattutto che mi hanno permesso di comprendere certe sfumature certe tematiche e certe riflessioni presenti nei Vangeli e quindi grazie a loro questo lavoro poi si è concretizzato e si è realizzato. Sono dunque studiosi che mi hanno consigliato dei testi e degli articoli per quanto riguarda certe tematiche e sono stati i primi che hanno letto di fatto il testo, a loro spesso davano le bozze del libro e loro appunto mi davano in questo dei consigli e dei supporti emotivi non indifferenti, perché ad un certo punto lo devo confessare stavo per mollare tutto, proprio per la difficoltà della tematica e proprio per la complessità del tema affrontato però grazie alle persone che ho ringraziato che i lettori troveranno nel testo, grazie anche a loro poi ho proseguito nella scrittura, nello studio e nel lavoro.

Per quanto riguarda invece le date e gli eventi che interessano la presentazione di questo libro, la prima presentazione dell’opera sarà il 26 Agosto a Monterosso Almo che è un borgo meraviglioso della provincia di Ragusa dove sarò con in ragazzi dell’Azione Cattolica a presentare questo testo. Successivamente a settembre e nei mesi successivi sono in programma alcune presentazioni, mancano le date ufficiale, ma sicuramente sarò a Palermo a presentare questo nuovo lavoro e in altri centri anche fuori dalla Sicilia.

Oltre al sito web dell’editore LFA Publisher (www.lfapublisher.com) dove è possibile acquistare il libro?

E’ possibile acquistarlo e ordinarlo nelle librerie, anche negli Store online per esempio su libreriauniversitaria.it lo si trova facilmente e su altri Store come Amazon e IBS. La diffusione c’è, il distributore è importante e la casa editrice LFA Publisher è una realtà editoriale abbastanza giovane ma assolutamente importante è una casa editrice da tenere d’occhio secondo me anche perché fa dei lavori molto interessanti e soprattutto è molto attiva sia da un punto di vista organizzativo e sia da un punto di vista distributivo, quindi da questo punto di vista mi reputo fortunato perché ho alle spalle una casa editrice seria e soprattutto in questo momento storico non è facile e non è così scontato avere dietro una casa editrice importante.

Il testo si conclude con la via crucis, l’ultimo passionale atto di vita del folle antisistema incompreso dal popolo. Ciò che succede dopo sarà il tema del prossimo lavoro di Danilo Serra, sarà dunque la naturale continuazione di questo libro che abbiamo appena raccontato?

Si, adesso sinceramente sono fermo con la scrittura però nei progetti c’è quello di continuare questo lavoro su Gesù, sulla vita e sul pensiero di Gesù perché appunto laFollia di Gesù” è un’opera si conclude con l’evento della via crucis e quindi nei miei progetti c’è quello di scrivere un nuovo libro a partire da ciò che succede dopo la via crucis e quindi con la crocefissione e seguire poi con la nascita del cristianesimo. Speriamo che possa realizzarsi questo progetto che è già nella mia mente, e quindi è progetto già ideale e speriamo che diventi concreto quanto prima.

Ringraziamo Danilo Serra per averci dedicato il suo tempo e per aver raccontato il suo libro che suggeriamo di leggere, in quanto ci ha coinvolto e fatto comprendere la vita di Gesù e la sua “follia” che si è contraddistinta nella capacità di vedere ciò che gli altri non vedono.

Edoardo Desiderio – Agenzia Stampa Italia

 

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