Legge di Bilancio 2018: Arriva la Web Tax

Arriva il via libera della commissione Bilancio del Senato sulla Web Tax inserita all’interno della legge di bilancio 2018 che prevede una normativa legata anche alla tassa su chi effettua transazioni commerciali tramite il web. La legge procede a singhiozzo, causa i continui rallentamenti legati alle tensioni politiche interne alla maggioranza.

La tassa porterà 114 milioni di gettito, ma solo dal 2019.

L'emendamento alla manovra sulla web tax è stato approvato a fine dicembre, corredato dalla relazione tecnica, da cui si evince che il gettito atteso dalla nuova imposta (3%) sulle transazioni digitali è pari a 114 milioni di euro annui a partire dal 2019, anno in cui entrerà ufficialmente in vigore. Una penalizzazione importante, in quanto i soldi saranno messi a disposizione solo dal 2019 sottraendo di fatto una fonte di copertura per le iniziative promosse dal Governo, come l'abolizione del superticket sanitario e la reintroduzione del bonus bebè. L’imposta sulle attività completamente dematerializzate passa comunque dal 6% iniziale al 3%, escludendo l’e-commerce ma con il rischio di provocare effetti negativi sulle imprese italiane. La web tax si applicherà alle prestazioni erogate nei confronti di stabili organizzazioni di soggetti non residenti nel territorio dello Stato ma anche di soggetti residenti.

I soggetti esonerati dalla Web Tax.

Sulla base di quanto formulato dall’emendamento della Legge di Bilancio 2018, saranno esonerati dalla web tax i seguenti soggetti:

  • le imprese agricole;
  • i soggetti che abbiano aderito al regime forfetario per i contribuenti minimi introdotto dall’articolo 1, commi 54-89 della legge di stabilità 2015 (legge 23 dicembre 2014, n. 190);
  • chi abbia aderito alle agevolazioni per l’imprenditoria giovanile ed i lavoratori in mobilità previste dall’articolo 27 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98.

L'emendamento firmato da Massimo Mucchetti, presidente della Commissione Industria del Senato, prevede l'esclusione dall'imposta delle imprese agricole e dei "soggetti che hanno aderito al regime forfetario o al regime di vantaggio per i contribuenti di minore dimensione". Come annunciato, non saranno più le imprese a operare da sostituti d'imposta ma gli intermediari finanziari, a partire dalle banche.

Il nuovo emendamento, prevede inoltre che l’imposta verrà prelevata con l’applicazione di una ritenuta da parte dell’acquirente ma esclusivamente per i prestatori che effettuano più di 3.000 transazioni digitali all’anno.

Entro il 30 aprile 2018 il Ministero dell'Economia dovrà emanare un decreto ad hoc per individuare i servizi da sottoporre all'imposta.

Web tax tra dubbi e perplessità.

Ad ogni modo, le modifiche relative alla web tax previste nella legge di Bilancio 2018 suscitano dubbi e perplessità già rilevate in merito al presupposto e al perimetro di applicazione dell’imposta. Altri dubbi, permangono per ciò che attiene alla previsione di un limite di transazioni che determina l’obbligo, o meno, di effettuare il prelievo, ad esclusione di attività per l’ e-commerce e alla scelta di attribuire il ruolo di sostituto d’imposta al committente piuttosto che all’intermediario finanziario.

L’auspicio è legato alla possibilità del legislatore di effettuare ulteriori e necessarie riflessioni per realizzare una norma più consona alle esigenze dell’erario e del sistema produttivo italiano. Anche da parte dell’Unione Europea, la speranza è quella di veder realizzata una norma comune a tutela dell’interesse dei reciproci Paesi.

Su quali servizi online si applica la web tax?

La web tax si applicherà, sui servizi effettuati tramite mezzi elettronici, ovvero:

  • “quelli forniti attraverso Internet o una rete elettronica e la cui natura rende la prestazione essenzialmente automatizzata, corredata da un intervento umano minimo e impossibile da garantire in assenza della tecnologia dell’informazione” (comma 9) ad esclusione delle attività di e-commerce.
  • I servizi online indicati e le attività pienamente dematerializzate che saranno tassate con un’imposta ad aliquota fissa pari al 3%, calcolata sull’ammontare dei corrispettivi relativi alle prestazioni di servizi al netto dell’IVA e sarà dovuta indipendentemente dal luogo di conclusione della transazione.

L’emendamento Mucchetti, approvato al Senato e inserito Legge di Bilancio 2018, ha l’obiettivo di alleviare la relazione tra presenza fisica di un’attività in Italia e assoggettamento alla normativa fiscale.

Una delle novità introdotte con la web tax è l’accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate sull’attività di un soggetto non residente senza stabile organizzazione in Italia, valutando se questo sia rilevante a fini fiscali e inquadrabile tra le attività svolte per tramite di stabili organizzazioni.

Sono due i parametri di riferimento che dovrà tener presente l’Agenzia delle Entrate:

il numero di operazioni effettuate, superiori a 1.500 e il valore economico, non inferiore a 1.500.000 euro in un semestre. Il superamento di tale soglia determina la necessità di verifica sull’effettiva natura dell’attività svolta dal soggetto.

Edoardo Desiderio – Agenzia Stampa Italia

 

Fonte: http://agenziastampaitalia.it/politica/politica-nazionale/36973-legge-di-bilancio-2018-arriva-la-web-tax

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